Definizione

Patologia gastrointestinale dovuta ad un’alterazione nella motilità nell’intestino tenue e crasso. Il tubo digerente, particolarmente sensibile a molti stimoli, va incontro a contrazioni patologiche, causando diarrea, a volte alternata a stipsi.

Cause

Una causa specifica della sindrome del colon irritabile non è ancora stata individuata. Si ritiene sia dovuta ad alterazioni dei nervi che controllano le contrazioni del muscolo o la sensibilità dell’intestino o del sistema nervoso centrale. In molti casi, spesso riconosciuti tardivamente, delle intolleranze, primarie o secondarie, per esempio a lattosio o fruttosio quali componenti della famiglia dei FODMAP, possono contribuire in maniera sostanziale alla problematica. Pure la sindrome di SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth) può portare a sintomatologia simile poichè la fermentazione batterica di cibo non digerito avviene già nell’intestino tenue.  Appare anche esistere una correlazione diretta fra le fasi di riacutizzazione della sindrome e le condizioni di stress psicologico, ansia e depressione. Un concorso importante nell’insorgenza della malattia si deve anche ad errate abitudini alimentari (eccesso di grassi, scarsa assunzione di fibre) e allo stile di vita. La malattia è più frequente nelle donne.

Sintomi

Il sintomo principale è in genere la diarrea, spesso scatenata dal pasto e accompagnata da dolore addominale. A volte stipsi e diarrea si alternano. Possono essere presenti anche meteorismo, flatulenza, tensione addominale, nausea, cefalea, astenia, depressione, ansia e difficoltà a concentrarsi.

Diagnosi

Trattandosi di un disturbo sostanzialmente funzionale, senza alterazioni anatomiche del tubo digerente, la diagnosi di colon irritabile non è sempre facile e viene posta sulla base della sintomatologia e di esami che permettano di escludere altre patologie infiammatorie o infettive dell’intestino.  In particolare è essenziale escludere delle intolleranze alimentari. Per queste svolge un ruolo cardine il test respiratorio con misurazione di idrogeno e metano, con cui è possibile mettere in evidenza delle intolleranze a lattorio, fruttosio, carboidrati e riconoscere una sindrome di SIBO. L’esame delle feci, la ricerca di sangue occulto, le prove di intolleranza alimentare, la sigmoidoscopia, la colonoscopia e l’esame radiologicico con clisma opaco a doppio contrasto sono quindi generalmente nella norma.

Cure

In caso di intolleranza la cura è legata alla diagnosi e all’evizione dei vari componenti che possono causare problemi. In caso contrario il trattamento è principalmente rivolto al miglioramento dei sintomi e si avvale di prescrizione dietetiche e di farmaci. Fra questi ultimi, vengono impiegati antispastici, antidiarroici e, nelle forme con stipsi ostinata, agenti che aumentano la massa fecale. Grosso interesse risvegliano i probiotici ma attenzione pochi sono studiati veramente a fondo e sono effettivamente efficaci.

Alimentazione

L’assunzione di cibo frequentemente e in piccola quantità è generalmente migliore del consumo di pasti abbondanti. Una dieta a basso contenuto di grassi e con un maggior apporto proteico è utile in molti casi. Le comuni direttive basate sull’aumento dell’apporto di fibre, sia in forma di maggiori consumi di cereali integrali, ortaggi e frutta fresca, sia in forma di supplementi integrativi della dieta, vanno chiaramente ridimensionate e messe in relazione alle possibili intolleranze riscontrate, per esempio ai FODMAP. In particolare recenti studi hanno fatto emergere chiaramente la relazione tra produzione di metano e stitichezza cronica.

La dieta FODMAP

Un gruppo di ricercatori australiani ipotizzano che i cibi che contengono zuccheri particolari come disaccaridi, monosaccaridi e polioli (i cosiddetti FODMAP) possono peggiorare i sintomi di vari disturbi digestivi. Tali carboidrati vengono assorbiti molto poco a livello dell’intestino tenue, hanno un potere osmotico elevato (richiamano acqua) e vengono fermentati rapidamente dai batteri intestinali, portando facilmente disturbi tipici come frmazione di gas, discomfort addominale, flatulenza, crampi e diarrea.

Per migliorare questi sintomi la dieta FODMAP prevede l’esclusione di tutti questi zuccheri contemporaneamente: solo così si avrà un miglioramento dei disturbi intestinali. Ogni individuo riesce a tollerare un quantitativo complessivo differente di questi zuccheri: non esiste un’indicazione dietetica standard valida per tutti. Qui sotto riportati alcuni esempi.

Ci sono vari carboidrati che possono causare problemi:

Oligosaccaridi: fruttani (multipli del fruttosio, a catena corta) e i galattani/galattoligosaccaridi (multipli del galattosio). L’uomo non possiede gli enzimi per digerirli e quindi non vengono assorbiti dall’intestino. I fruttani a catena lunga vengono chiamati inuline, che vengono spesso aggiunte come fibre solubili allo yogurt e sono dei prebiotici come i galattani.

Il fruttosio é uno zucchero semplice (monosaccaride) come il glucosio e il galattosio e non necessita di processi digestivi. Se assunto in eccesso, però, in alcune persone intolleranti, può creare problemi di assorbimento, soprattutto se presente in quantità maggiore del glucosio.

Il lattosio è un disaccaride formato da due zuccheri, glucosio e galattosio. Viene incluso nella dieta solo se i livelli di lattasi sono troppo bassi, ciò può essere dovuto ad un difetto genetico, alla razza e a differenti disturbi intestinali.

I polioli sono alcoli degli zuccheri e vengono assorbiti lentamente dalla parete intestinale.

Definizione

Patologia gastrointestinale dovuta ad un’alterazione nella motilità nell’intestino tenue e crasso. Il tubo digerente, particolarmente sensibile a molti stimoli, va incontro a contrazioni patologiche, causando diarrea, a volte alternata a stipsi.

Cause

Una causa specifica della sindrome del colon irritabile non è ancora stata individuata. Si ritiene sia dovuta ad alterazioni dei nervi che controllano le contrazioni del muscolo o la sensibilità dell’intestino o del sistema nervoso centrale. In molti casi, spesso riconosciuti tardivamente, delle intolleranze, primarie o secondarie, per esempio a lattosio o fruttosio quali componenti della famiglia dei FODMAP, possono contribuire in maniera sostanziale alla problematica. Pure la sindrome di SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth) può portare a sintomatologia simile poichè la fermentazione batterica di cibo non digerito avviene già nell’intestino tenue. Appare anche esistere una correlazione diretta fra le fasi di riacutizzazione della sindrome e le condizioni di stress psicologico, ansia e depressione. Un concorso importante nell’insorgenza della malattia si deve anche ad errate abitudini alimentari (eccesso di grassi, scarsa assunzione di fibre) e allo stile di vita. La malattia è più frequente nelle donne.

Sintomi

Il sintomo principale è in genere la diarrea, spesso scatenata dal pasto e accompagnata da dolore addominale. A volte stipsi e diarrea si alternano. Possono essere presenti anche meteorismo, flatulenza, tensione addominale, nausea, cefalea, astenia, depressione, ansia e difficoltà a concentrarsi.

Diagnosi

Trattandosi di un disturbo sostanzialmente funzionale, senza alterazioni anatomiche del tubo digerente, la diagnosi di colon irritabile non è sempre facile e viene posta sulla base della sintomatologia e di esami che permettano di escludere altre patologie infiammatorie o infettive dell’intestino.  In particolare è essenziale escludere delle intolleranze alimentari. Per queste svolge un ruolo cardine il test respiratorio con misurazione di idrogeno e metano, con cui è possibile mettere in evidenza delle intolleranze a lattorio, fruttosio, carboidrati e riconoscere una SIBO. L’esame delle feci, la ricerca di sangue occulto, le prove di intolleranza alimentare, la sigmoidoscopia, la colonoscopia e l’esame radiologicico con clisma opaco a doppio contrasto sono quindi generalmente nella norma.

Cure

In caso di intolleranza la cura è legata alla diagnosi e all’evizione dei vari componenti che possono causare problemi. In caso contrario il trattamento è principalmente rivolto al miglioramento dei sintomi e si avvale di prescrizione dietetiche e di farmaci. Fra questi ultimi, vengono impiegati antispastici, antidiarroici e, nelle forme con stipsi ostinata, agenti che aumentano la massa fecale. Grosso interesse risvegliano i probiotici ma attenzione pochi sono studiati veramente a fondo e sono effettivamente efficaci.

Alimentazione

L’assunzione di cibo frequentemente e in piccola quantità è generalmente migliore del consumo di pasti abbondanti. Una dieta a basso contenuto di grassi e con un maggior apporto proteico è utile in molti casi. Le comuni direttive basate sull’aumento dell’apporto di fibre, sia in forma di maggiori consumi di cereali integrali, ortaggi e frutta fresca, sia in forma di supplementi integrativi della dieta, vanno chiaramente ridimensionate e messe in relazione alle possibili intolleranze riscontrate, per esempio ai FODMAP. In particolare recenti studi hanno fatto emergere chiaramente la relazione tra produzione di metano e stitichezza cronica.

La dieta FODMAP

Un gruppo di ricercatori australiani ipotizzano che i cibi che contengono zuccheri particolari come disaccaridi, monosaccaridi e polioli (i cosiddetti FODMAP) possono peggiorare i sintomi di vari disturbi digestivi. Tali carboidrati vengono assorbiti molto poco a livello dell’intestino tenue, hanno un potere osmotico elevato (richiamano acqua) e vengono fermentati rapidamente dai batteri intestinali, portando facilmente disturbi tipici come frmazione di gas, discomfort addominale, flatulenza, crampi e diarrea.

Per migliorare questi sintomi la dieta FODMAP prevede l’esclusione di tutti questi zuccheri contemporaneamente: solo così si avrà un miglioramento dei disturbi intestinali. Ogni individuo riesce a tollerare un quantitativo complessivo differente di questi zuccheri: non esiste un’indicazione dietetica standard valida per tutti. Qui sotto riportati alcuni esempi.

Ci sono vari carboidrati che possono causare problemi:

Oligosaccaridi: fruttani (multipli del fruttosio, a catena corta) e i galattani/galattoligosaccaridi (multipli del galattosio). L’uomo non possiede gli enzimi per digerirli e quindi non vengono assorbiti dall’intestino. I fruttani a catena lunga vengono chiamati inuline, che vengono spesso aggiunte come fibre solubili allo yogurt e sono dei prebiotici come i galattani.

Il fruttosio é uno zucchero semplice (monosaccaride) come il glucosio e il galattosio e non necessita di processi digestivi. Se assunto in eccesso, però, in alcune persone intolleranti, può creare problemi di assorbimento, soprattutto se presente in quantità maggiore del glucosio.

Il lattosio è un disaccaride formato da due zuccheri, glucosio e galattosio. Viene incluso nella dieta solo se i livelli di lattasi sono troppo bassi, ciò può essere dovuto ad un difetto genetico, alla razza e a differenti disturbi intestinali.

I polioli sono alcoli degli zuccheri e vengono assorbiti lentamente dalla parete intestinale.