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“Se il pallone è il primo apparecchio ad aver permesso all’uomo di volare, esso è anche il simbolo di un rapporto diverso con la natura e con sé stessi. Spinto dal vento, senza motore né timone, il pilota deve imparare ad abbandonare il proprio bisogno di controllo e di dominio. In questo il volo in pallone diventa una metafora della vita.

In effetti dal bisogno viscerale che l’essere umano ha di voler padroneggiare tutto deriva una buona parte delle sofferenze dell’esistenza. È difficile accettare che la vita ci conduca altrove rispetto a dove la nostra volontà esige. In questo il volo in pallone ci obbliga ad ammettere che la nostra volontà è ben poca cosa di fronte al soffiare del vento. Una certa padronanza è necessaria, ma solo per controllare quello che è in nostro potere di controllare; in realtà la libertà dei piloti si limita a modificare l’altitudine di volo per trovare altre direzioni di vento. Lo stesso avviene nell’esistenza: l’unico modo per cambiare direzione quando i venti della vita sono sfavorevoli è di cambiare altitudine, cioè di elevarsi psicologicamente, filosoficamente per captare altre influenze, ideee, soluzioni o risposte. In questo modo avremo nuove capacità e risorse interiori, nuove maniere di pensare, per adattarci agli imprevisti dell’esistenza.

 

Ma per questo, come in pallone, dobbiamo imparare a gettar fuori la zavorra. Non si tratterà di sabbia ma di certezze, abitudini, pregiudizi e dogmi di ogni genere. Di tutto quello che, in altre parole, ci tiene prigionieri di vecchi modi di pensare, di cattive direzioni.”

 

Queste parole di Betrand Piccard, primo circumnavigatore del Globo in Pallone Aerostatico, v’inducano a chiedervi quale potrebbe essere l’altezza migliore da raggiungere nella vostra esistenza e quale zavorra dovreste imparare a gettar fuori perché la vostra traiettoria prenda la direzione che sperate, come succede in mongolfiera.